Di Marcello Enardu
con Marcello Enardu e Giovanni Loi
da “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio
Gadda
animazione: Tonino Casula
video: Francesco Casu
musica: Romeo Scaccia
voce fuori campo: Tino Petilli
voce narrante: Marcello Enardu

L’azione scenica evoca un ricordo del principale protagonista
del romanzo “La cognizione del dolore”, Gonzalo,
e cioè una scena ambientata al ristorante di una stazione
dell’immaginario paese del Maradagàl, toponimo
sudamericano dove si ambienta il romanzo, in realtà
la Brianza. Il racconto contiene forti spunti polemici nei
confronti della borghesia soddisfatta di sè e dei suoi
cerimoniali, ridicoli, ma necessari per conferirle la sicurezza
di cui ha bisogno. I personaggi sono presentati in contrasto
fortissimo con Gonzalo, che proprio per la sua intelligenza
contrapposta alla stupidità dei “borghesi”
– vive una vita soffocata e stravolta dall’insoddisfazione,
dall’insicurezza, dalla solitudine. Qui l’effetto
di dilatazione temporale si intreccia strettamente al gioco
linguistico, mescolando tematiche e termini che evocano contesti
totalmente diversi e lontani dalla scena descritta, e ne mettono
in luce, così, la vacuità. L’azione –
la semplice, universale azione del mangiare – diventa
una specie di rito assurdo in cui le parole e i gesti perdono
ogni naturalezza e spontaneità, sotto lo sguardo ferocemente
critico del narratore.

Tutto è puramente arbitrario e non referenziale in
questa breve messa in scena: le parole tratte dal romanzo
“La cognizione del dolore”, le forme virtuali
dell’animazione di Casula, il bianco e nero del video
di Casu, le musiche di Scaccia e le stesse intonazioni della
voce narrante nell’ombra.
Il tentativo è quello di creare una ulteriore complicazione
dell’elemento narrativo di Carlo Emilio Gadda per esaltarne
i chiaroscuri barocchi e, eventualmente, suscitare nei partecipanti
alla visione dell’azione, ulteriori fasce di significato.
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