Testi di Kebir Ammi
Regia, scenografia e costumi di Maria Cristina Madau
Algeri la bianca è un inno ad una città
mitica dell’Africa del Nord che ha ispirato numerosi
poeti e pittori.
Questo testo è una scoperta di un volto nuovo di Algeri.
La violenza degli anni più recenti non è bastata
a far tacere la poesia straordinaria e la tenerezza di questa
città. Attraverso i personaggi, Algeri, il cielo, il
generale, l’imam, il bambino, il muezzin…è
il poeta che parla…, un poeta pazzo per Algeri che sogna
di far
condividere la sua passione e le sue ferite e le contraddizioni
che sconvolgono l’anima.
Note di regia
In seguito alle mie ricerche artistiche sul Teatro e la vita,
l’ approccio dell’artista rispetto alla materia
vivente generata dai luoghi delle fratture sociali, e dopo
aver lavorato negli ambienti più svantaggiati (socialmente),
è, con entusiasmo e grande interesse che mi avvio alla
scrittura di Kebir Ammi. Questi poemi drammatici mettono in
gioco i terribili massacri perpetrati questi ultimi anni in
Algeria dai musulmani estremisti e la terribile tragedia che
vivono questi uomini
costretti all’esilio dalla povertà e la guerra.
Di una attualità che scotta, questa scelta non è
più una scelta ma un esigenza. L’esigenza di
non tacere dinanzi alla miseria e all’ingiustizia del
mondo contemporaneo e confortare l’anima con la triste
riflessione: c’ero …anche io
quando tutto questo si è verificato.
La regia dà valore alla struttura poetica del testo
utilizzando la tradizione dei narratori, metafora di un bagaglio
culturale da trasmettere.
La scena rappresenta uno spazio astratto, fuori dal tempo,
evocatore: due grandi tele bianche dipinte invadono la scena
fino agli spettatori per evocare un posto del deserto dove
non si può più fare retromarcia né andare
in avanti, dove tutto è miraggio.
Le voci creano delle immagini mentali nello spettatore; la
parola trasmette le emozioni attraversate da violenza o delicatezza
dei gesti.
La voce del poeta s’innalza, voce poetica, stendardo
della libertà di espressione. Ho voluto mettere in
scena questi testi come un atto sociale di resistenza, per
colmare un vuoto e dare la parola ad una cultura araba illuminata,
unica resistenza possibile rispetto ad una cultura oscurantista,
ampiamente divulgata dai media.
La scelta artistica è quella di dare libero corso
ad un momento di dialogo e di arricchimento in comunione col
pubblico. Un gesto verso la visione multiculturale del mondo.
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