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PROGRAMMAZIONE 2008/2009
LABORATORIO DI REGIA TEATRALE
Diretto da Domenico Polidoro
RASSEGNA DI CINEMA D'AUTORE
Sguardi su presente e passato
GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO
Peppe Podda & Sos Compares Tattharesos
PINTER NON L'AVREBBE MAI SCRITTO
Commedia in lingua sarda campidanese
PO!EH!SI!AH!
Un viaggio nella poesia italiana
   
 
Testi di Kebir Ammi
Regia, scenografia e costumi di Maria Cristina Madau


Algeri la bianca è un inno ad una città mitica dell’Africa del Nord che ha ispirato numerosi poeti e pittori.
Questo testo è una scoperta di un volto nuovo di Algeri. La violenza degli anni più recenti non è bastata a far tacere la poesia straordinaria e la tenerezza di questa città. Attraverso i personaggi, Algeri, il cielo, il generale, l’imam, il bambino, il muezzin…è il poeta che parla…, un poeta pazzo per Algeri che sogna di far
condividere la sua passione e le sue ferite e le contraddizioni che sconvolgono l’anima.

Note di regia
In seguito alle mie ricerche artistiche sul Teatro e la vita, l’ approccio dell’artista rispetto alla materia vivente generata dai luoghi delle fratture sociali, e dopo aver lavorato negli ambienti più svantaggiati (socialmente), è, con entusiasmo e grande interesse che mi avvio alla scrittura di Kebir Ammi. Questi poemi drammatici mettono in gioco i terribili massacri perpetrati questi ultimi anni in Algeria dai musulmani estremisti e la terribile tragedia che vivono questi uomini
costretti all’esilio dalla povertà e la guerra.
Di una attualità che scotta, questa scelta non è più una scelta ma un esigenza. L’esigenza di non tacere dinanzi alla miseria e all’ingiustizia del mondo contemporaneo e confortare l’anima con la triste riflessione: c’ero …anche io
quando tutto questo si è verificato.

La regia dà valore alla struttura poetica del testo utilizzando la tradizione dei narratori, metafora di un bagaglio culturale da trasmettere.
La scena rappresenta uno spazio astratto, fuori dal tempo, evocatore: due grandi tele bianche dipinte invadono la scena fino agli spettatori per evocare un posto del deserto dove non si può più fare retromarcia né andare in avanti, dove tutto è miraggio.
Le voci creano delle immagini mentali nello spettatore; la parola trasmette le emozioni attraversate da violenza o delicatezza dei gesti.
La voce del poeta s’innalza, voce poetica, stendardo della libertà di espressione. Ho voluto mettere in scena questi testi come un atto sociale di resistenza, per colmare un vuoto e dare la parola ad una cultura araba illuminata, unica resistenza possibile rispetto ad una cultura oscurantista, ampiamente divulgata dai media.

La scelta artistica è quella di dare libero corso ad un momento di dialogo e di arricchimento in comunione col pubblico. Un gesto verso la visione multiculturale del mondo.







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